lunedì 22 novembre 2010

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TRENTENNALE DEL TERREMOTO 
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L'iniziativa ha suscitato l'interesse della Stampa. Ne ha parlato  "Repubblica", il giornale Salernoinprima e Città di Salerno  Repubblica ha pubblicato anche delle foto prima e dopo il sisma



In questo momento di ricordo sarebbe proprio bello ricambiare la solidarietà ricevuta dal Veneto.
Vi posso assicurare che l'alluvione ha fatto tanti danni. In questo senso suggerisco di aderire, fra le tante, all'iniziativa del Corriere della Sera e del TG7. Con un SMS al n° 45501  offri 2 E per ogni SMS inviato da cellulare Tim,Vodafone,Wind, 3  e anche da rete fissa Telecom.
L'alluvione ha interessato anche la zona di Paestum: un evento con cui la natura ha voluto, a suo modo , ricordare il 150° dell'Unità d'Italia!!

IL PENSIERO DEL SINDACO

La sera di una Domenica di Novembre del 1980 la terra tremò provocando morte e distruzione. Tra le zone colpite vi fu anche il nostro piccolo comune che pagò un prezzo elevatissimo con la perdita di 64 persone, strappate per sempre agli affetti di parenti ed amici.
A distanza di trenta anni il pensiero, il dolore, e la mancanza ancora non si sono affievoliti restando sempre vivi nel cuore e nella mente di coloro che direttamente ne furono coinvolti.
Per far si che le nuove generazioni possano acquisire la giusta conoscenza di quanto accaduto, l’Amministrazione comunale intende raccogliere foto, pensieri e testimonianze di coloro che furono vittime ed artefici di quei tragici momenti e dei giorni successivi.
Perche l’iniziativa intrapresa possa essere il più possibile espressione reale, rivolgo un caloroso invito a chi a vario titolo è venuto a contatto con la nostra collettività di contribuire mediante l’invio di documenti e pensieri in proprio possesso.
Un pensiero e ringraziamento particolare è rivolto a quanti, forze istituzionali e volontariato, furono partecipi ed artefici di aiuto e solidarietà in favore della comunità sammennese che mai dimenticherà, sentendone ora come allora la vicinanza.
L’Amministrazione comunale resta disponibile ad ospitare quanti preservano ricordi da rivivere e condividere con la cittadinanza.

Il Sindaco  Gerardo Venutolo


MOLLICA DOMENICA

MOLLICA DOMENICA

SALAVATORE FILOMENA

SALVATORE FILOMENA

mercoledì 17 novembre 2010

L'INCONTRO FRA SEBASTIANO MATERAZZO E SILVIO MANZIANO

Toccante l'incontro fra il volontario
Sebastiano Materazzo e Silvio Manziano...
E QUELLO DI  REPUBBLICA

Alla cortese attenzione: del Sindaco Gerardo Venutolo e del dott. Andrea Salandra

Ritorno a Santomenna dopo trenta anni dal sisma del 1980.

Come allora, anche questa volta, i santomennesi mi hanno accolto come se fossi un loro fratello, ed io, per loro, provo la stessa stima.
Incontrare di nuovo alcuni dei “protagonisti”, ha rievocato in me quei drammatici giorni, soprattutto quando il Sindaco (inaspettatamente), nella chiesa antistante il cimitero, alla messa delle 11:30, ha letto il mio diario di quel giorno, a Santomenna.
Con gran piacere, ho ritrovato l’ex Sindaco che ci “aiutò” tra le macerie e che, questa volta, mi ha accompagnato a vedere il cimitero.
L’incontro con Silvio, (che avete saputo organizzare magnificamente e con semplicità), è stato un emozionante momento per me.
Per anni spesso l’ho pensato, chiedendomi di quel bimbo.
Averlo incontrato è stata una gioia infinita; il nostro lavoro di giovani militari di leva non è stato vano.
Ho subito cercato di collegare il suo volto a quello che mi restava del suo ricordo, scoprendo delle connessioni che hanno risvegliato altri ricordi quasi sopiti.

Voi avete ricostruito Santomenna,“metabolizzando” il cambiamento fisico e sociale del territorio giorno per giorno. Per me, invece, è stata una meravigliosa e commovente scoperta.

Sono particolarmente gratificato di aver stretto amicizia con il Sindaco Gerardo Venutolo e i signori Andrea Salandra, Anna De Luca, Mario Venutolo e Gerardo D’Elia.

Spero di ritornare a trovare i santomennesi al più presto, ma con più tempo a disposizione.

Un saluto a tutti i santomennesi affettuosamente da Sebastiano Materazzo

.

Il programma della manifestazione

Santomenna, la storia del ragazzino intrappolato sotto le macerie

Sebastiano Materazzo ha 19 anni e sta prestando servizio militare, come molti giovani della sua età. Il 23 novembre 1980 è in libera uscita: quel giorno la sua vita, e quella di altre migliaia di persone, cambierà per sempre.
Materazzo si trova ad Eboli, al banco di una pizzeria aspettando di mangiare: all'improvviso la terrificante scossa. Ecco il suo ricordo di quei secondi terribili: "Riuscii a guadagnare l'uscio che guardava nel vicolo, quando, nel correre, non so come mi trovai a terra, mi rialzai e riuscii a raggiungere una piazzetta, tra una pioggia di tegole, mattoni e calcinacci".
Dopo aver provato invano a contattare i propri genitori dalla caserma di Persano, Sebastiano viene convocato dal Colonnello, e circa alle 4 di notte raggiunge Santomenna, insieme ad altri 24 o 25 commilitoni, per prestare soccorso.
"All'inizio non fummo accettati particolarmente bene - racconta Materazzo - Eravamo molto disorganizzati. Non avevamo guanti o torce, solo il casco di metallo; l'elmetto era il nostro unico riparo e ci siamo trovati impreparati davanti a quello scenario devastante. E' stato molto difficile: quello di cui ci accorgemmo fu che non potevamo fare molto; c'erano lavori straordinari ai quali noi non eravamo proprio preparati, né psicologicamente, né come attrezzature, né come tecnica".
Un lavoro incessante, quello dei soccorritori, che dovettero affrontare l'emergenza senza avere i mezzi necessari. "Non è andato tutto bene, purtroppo, nel senso che avremmo potuto fare di più avendo i mezzi, e questo siamo stati stesso noi a denunciarlo. C'erano dei sopravvissuti che ci invitavano a scavare per cercare i propri familiari sotto le macerie: erano rimasti intrappolati nelle abitazioni con pezzi di muro ancora interi".
Un episodio in particolare segna ancora oggi i ricordi di Sebastiano, quello di un ragazzino rimasto intrappolato sotto le macerie, di cui poi si è persa ogni traccia. "La cosa all'epoca mi scosse parecchio - racconta Sebastiano - ma non finì li, noi siamo stati sul territorio presenti per altri mesi; c'è stata molta confusione ma a me farebbe piacere sapere se questo ragazzo è vivo e come ha vissuto.
Io vorrei sapere di questo ragazzo, sapere anche dei ragazzi che hanno partecipato a quest'impresa. Ho scoperto che c'è un articolo di un giornale dell'epoca che parla anche della nostra vicenda, perché Santomenna rimase isolato due o tre giorni. La prima informazione che ci arrivò subito è che era crollato un ponticello dietro di noi, ma non so quanto possa essere attendibile".
Dopo quattro giorni di ricerche e di aiuti, i militari rientrarono in caserma, per il riposo, prima di essere nuovamente indirizzati. "Dopo quattro giorni sono rientrato in caserma e dopo altri due giorni di riposo siamo partiti di nuovo: io sono andato a Laviano, successivamente ci hanno portati di nuovo a Santomenna e ci siamo un po' alternarti sul territorio. Fu molto triste, in alcuni momenti di sconforto piangemmo".
Ma poi il ricordo torna a quel ragazzino: "Purtroppo non ricordo il suo nome, so solo il perché si trovasse nel vicolo a quell'ora: lui ci spiegò che il papà lo aveva mandato a comprare le sigarette; mentre era nel vicolo gli è crollato tutto addosso. Ricordo anche che quando questo ragazzo lo abbiamo estratto aveva alle gambe un forte irrigidimento per la posizione che aveva tenuto, erano un po' disarticolate: quindi un danno al bacino o alla coscia sicuramente lo avrà avuto, questo potrebbe essere un elemento di riconoscimento".
Dove si trova oggi questo ragazzino, se riuscì a sopravvivere alle ferite? E' mai più tornato a Santomenna? "Spesso molti feriti estratti vivi morivano appena arrivati in ospedale - puntualizza Sebastiano - perché non avevano un farmaco di supporto alla circolazione, quindi potrebbe anche essere morto. Nell'articolo che trovai su Santomenna, il giornalista parla di due casi di ragazzi della famiglia Calabrese, che rimase con 5 elementi, ovvero madre, padre e tre figli, mentre prima erano in 9. Il ragazzo che cerco potrebbe essere uno di quei 4".
Sono trascorsi 30 anni, ma il ricordo del sisma nei sopravvissuti e nella comunità di Santomenna è vivo, oggi come allora, e si manifesta attraverso un blog, http://www.smennaterr80.blogspot.com/, dove Andrea Salandra, cittadino di Santomenna, ha deciso di portare avanti il ricordo del suo paese, del suo territorio, e le testimonianze di chi quel 23 novembre 1980 c'era.
Andrea Salandra non vive più a Santomenna, ma continua a sentire un senso di profondissimo attaccamento alla sua terra d'origine. Il suo blog è non solo un punto di riferimento per tutti coloro che, come lui, hanno informazioni, foto, ritagli di giornale o testimonianze da condividere, ma anche "una bella occasione per sentirsi uniti in questo particolare momento, soprattutto per i giovani.
Io non me la prendo con la natura, anzi. Prima di tutto ci vuole prevenzione, sebbene nel caso del terremoto sia difficile. Bisognerebbe fare prevenzione, ad esempio, nelle scuole, insegnando che la natura va rispettata: con noi è stata particolarmente matrigna, poiché era una piccola zona del paese e sono morti quasi tutti.
La nostra Santomenna era zona sismica - prosegue Andrea - La parte del paese alla base ha avuto un comportamento diverso rispetto alla parte alta, dov'erano le rocce. La conseguenza è che metà del paese è stata distrutta e metà no: questo dimostra l’importanza della prevenzione e l'uomo in questo senso deve essere attento. Io lo dico anche stando al Nord, a Verona, che oggi sta affrontando il problema dell'alluvione. Qui pensavano di essere intoccabili e invece sono stati tristemente colpiti: questo significa che l'uomo sbaglia sia al Nord che al Sud, perché con la natura non si scherza".
A 30 anni di distanza, l’utilizzo di internet e delle nuove tecnologie consente di arrivare a tutti, soprattutto ai giovani. “Adesso anche i giovani hanno risposto e si sono sentiti coinvolti; in un mese e mezzo abbiamo avuto sul blog circa 6mila contatti, provenienti in modo particolare dall'estero, è anche giusto che i ragazzi si rendano conto del dramma che trent'anni fa abbiamo vissuto, sperando non si ripeta".
Riflessioni importanti, figlie di un ricordo che accompagnerà per sempre la popolazione campana e lucana, e che nella sua tragicità ha esaltato, nel caso di Salandra, il suo profondo legame con Santomenna, anche a distanza di trent'anni.
"E' un momento delicato e di ricordo: io sono stato lontano, ma nonostante ciò sono rimasto legato alla mia comunità. Purtroppo ho perso nel tragico terremoto i miei genitori ed i miei parenti. Il mio è anche un impegno sociale: dobbiamo anche riflettere su queste cose. Lancio un appello, infatti, ai cittadini di Santomenna: mandate aiuti agli alluvionati del Veneto, che ci sono stati vicini nei giorni tragici del terremoto che ci colpì".
Monica Merola

L'ARTICOLO DI REPUBBLICA
I REPORTAGE/4 - SANTOMENNA
Centinaia di morti e feriti in quell’ingorgo trappola. Oggi scorre la superstrada
di Eduardo Scotti
Buccino, Valva, Teora Calabritto, Laviano Castelnuovo di Conza comuni che divennero celebri nel mondo

Non c'era la Fondo Valle Sele. L'arteria scorre su arditi piloni in cemento armato e collega la Salerno-Reggio Calabria, dallo svincolo di Contursi ad Avellino. Meno di trenta chilometri che snocciolano i nomi dei paesi ingoiati dalla terra il 23 novembre 1980. Le cronache del terremoto di ottanta secondi e tremila vittime resero celebri nel mondo Buccino, Valva, Teora, Colliano, Oliveto Citra, Laviano, Castelnuovo di Conza, Calabritto, Lioni e la minuscola Santomenna. La superstrada, fino ad Avellino, si percorre in una manciata di minuti. Ma nelle ore che seguirono il possente sisma delle 19,34 di una atroce domenica, l'agevole tratto d'asfalto su quattro corsie che congiunge il versante salernitano dell'Alta Valle del Sele all'Irpinia, purtroppo non esisteva. Nemmeno nei progetti più futuribili. Per raggiungere l'ospedale di Battipaglia, il solo attrezzato per l'emergenza, centinaia e centinaia di auto di cilindrata da poveri e ammaccati furgoni di contadini, carichi di feriti e cadaveri, impiegarono tutta l'ora e mezza necessaria per superare dossi e curve accidentate in un ingorgo mai visto prima da queste parti. Minuti preziosi che furono fatali per tanti.

Attraversare oggi l'intera Valle del Sele a ben più di cento all'ora in una quindicina di minuti, fa uno strano effetto. Si vede che su queste terre sono calati i 50.620 miliardi della ricostruzione. Sufficienti per la superstrada, troppo abbondanti per le tante industrie solo promesse. E mai viste.
I casolari di campagna dai colori confetto, rosso mattone, giallo ocra, terra di Siena, sono tutti costruiti dagli anni Ottanta in qui. Le masserie riattate, che resistettero alla scossa, luccicano ancora di intonaco fresco su abbondanti getti di cemento di rinforzo. Gli iscritti all'Ordine provinciale dei geometri con studio nell'area del cratere, negli anni Ottanta e Novanta sono aumentati del 43 per cento. I muri neri di muschio degli antichi casali non esistono più e gli edifici dei paesi-presepe sono disposti a schiera come alloggi militari. Chi la ricorda prima del sisma questa valle non può che rimpiangerne i minuscoli e caratteristici abitati di pietra.
Al sole della piazza dinanzi alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Santomenna, Giacomo Di Geronimo lo conferma: "Il terremoto ha montato la testa a parecchi. Non avevano il bagno in casa e ora hanno ville o appartamenti con doppio e triplo servizio". Emigrò nel 1960 cercando fortuna tra Svizzera, Francia e Germania. Alla buona sorte ci passò vicino, in Venezuela, mettendo su una piccola fabbrica di scarpe. Ma nell'aprile del 1980, dopo vent'anni da girovago, tornò al suo paese, Santomenna, dove il papà era titolare del bar in piazza. E tornò con moglie e due figli di pochi anni. In tempo per stringerseli sotto la volta della porta di casa la sera del 23 novembre, la sera della partita più attesa in tv, Inter-Juventus, quando un boato che durò un tempo senza tempo squassò la terra. Fuori si sentirono crollare muri e squarciarsi strade. I morti? 64 su mille abitanti. "Come dire, 6400 in una città di centomila persone", ci aiuta a capire meglio Gerardo D'Elia, il vigile comunale.


Il paese si arrampica come allora sulla collina, un serpente di cemento che ha rubato alla cima circa quattrocento metri in edifici di edilizia economica e popolare, la stessa distanza che ha perso a valle dove case e palazzi furono divorati. Delle tonnellate di macerie accatastate per anni esiste traccia solo nei ricordi di chi c'era. A perpetuare la memoria del 23 novembre di Santomenna è un combattivo preside in pensione, Andrea Salandra. Vive dal 1973 - all'epoca era docente di matematica - nella Verona del sindaco leghista Flavio Tosi, e lì è consigliere circoscrizionale d'opposizione, fedele ex democristiano. Nel cimitero del paesino salernitano sono sepolti papà Pasquale e mamma Rosa, sorpresi dal sisma in casa. "Abitavano a Piedi di Terra, la zona a valle del paese completamente inghiottita", dice Salandra. Allora il professore riuscì a ottenere tanto sostegno e aiuti in denaro dalle popolazione e dalle scuole veronesi "ma trent'anni fa. Oggi non sarebbe più così". Maledizione a Bossi. Salandra ha costruito un affollatissimo sito internet (smennaterr80. blogspot. com), su cui ha raccolto video, testimonianze e documenti d'epoca del suo terremoto.
Oggi, dei mille abitanti di Santomenna ne sono rimasti più o meno cinquecento. "L'emigrazione è stata forte - dice il sindaco Gerardo Venutolo - ma è falso il dato che nel 1983 ci voleva il Comune più povero d'Italia. Con tante macerie e una economia di sussistenza, si lavorava la terra per procurarsi da mangiare. Senza possibilità di creare reddito è naturale che dalle cartelle fiscali risultavano pochi spiccioli dichiarati. Ma qui nessuno è stato mai in miseria". Il sindaco, moderatamente vicino al Pd, ora rivendica: "Con venti posti di lavoro ai nostri giovani staremmo tutti bene". Giuseppe Calabrese, uno di loro, fa l'assessore. Qualcuno rimpiange De Mita. "È sempre lui a guidare le danze da queste parti".

Ogni 11 novembre il parroco, don Peppino Zarra, chiama a raccolta i fedeli per la messa in onore del patrono, Santo Menna, soldato egiziano convertito al cristianesimo. E tutti accorrono disciplinatamente. Ma è il 2 di luglio, la Madonna delle Grazie, la festa per cui gli emigrati rientrano da ogni continente, qualcuno con la speranza di non ripartire. "Qui una casa di 100 metri quadri con garage si compra con trentamila euro", spiegano "Al Convento", l'unico ristorante che dà lavoro a quattro-cinque ragazzi.

Niente criminalità, auto e appartamenti si lasciano aperti, droga zero e trionfo della tolleranza: porte aperte ai forestieri. Il 7 agosto scorso in piazza si sono celebrate le nozze tra un giovane di religione musulmana, di madre originaria di Santomenna, e una ragazza ebrea. "Più ospitali e multirazziali di così...", commenta Venutolo.
Come in quasi tutti i Comuni del cratere il centro ha vicoli puliti dai portoni piccoli e a volta, con capitelli improbabili e pretenziosi, attorno a cui sono stati ricostruiti palazzotti dalle finestre e dai balconi vezzosi, minuscoli. Alla famiglia più aristocratica della comunità, i Figurelli, è legata la signora Caterina, consorte del costituzionalista Francesco Paolo Casavola. "Hanno fatto molto per il paese e ancora vengono di tanto in tanto a trovarci", precisa il sindaco Venutolo come a mostrare il vestito buono..

FOTO SANTOMENNA ANNI 60-70

Sig. Andrea Salandra ho avuto modo di vedere la sua bella iniziativa per ricordare il terremoto  al suo trentennale,  le invio delle fotografie in formato digitale degli anni 60 e 70     
Saluti                                                                                                                                              Luciano di Corcia da Napoli

 Piedi la Terra vista dall'alto
 Un battesimo... presumo sia la Famiglia Cucolo .. mi dicono di Buccino Gerardo di Menna e Cucolo M.Rosaria
 il balcone di Michelina Di Geronimo
 S.Lucia
 La chiesa di S.Gaetano
 La mia casa vista da "Lu passiatur"
 dr. Filippo Di Corcia a "Caprort"
 Il Convento
 Quando a Santomenna nevicava !!
 Panorama Santomena


 La processione in Via S.Gaetano
 Piedi la Terra



 "Caprort"
dove siamo ? Chi si riconosce ?

 Santomenna visto dal Convento
 Domenico Di Corcia
il dr. Di Corcia con i suoi amici ( riconoscibili Sarni Salvatore-Salandra Pasquale-Turi Carmine- Salandra Giuseppe- Turi Pasquale e il figlio Nicola- Turi Giuseppe- Michele Sabatino e il figlio Pasquale)







 Sotto la Chiesa




domenica 31 ottobre 2010

ALCUNE RIFLESSIONI A DISTANZA DI 30 ANNI

Chiunque può inserire, attraverso i commenti a questo "post" le proprie considerazioni, riflessioni a distanza di 30 anni.
Si raccomanda di non essere offensivi. In tal caso sarò costretto ad esercitare le mie funzioni di moderatore.

In Irpinia 30 anni fa come all’Aquila l’anno scorso. di Andrea Salandra
L’Appennino ballerino ogni tanto ci ripropone queste tragedie. L’Italia trema.
Per la mia formazione scientifica si tratta di un fatto naturale con cui l’uomo non ha ancora imparato a convivere e/o  gestire: con la prevenzione prima di tutto e la gestione dell’evento quanto succede.
Insomma ci vorrebbero maggiori investimenti e far nascere nella gente una vera cultura della Protezione Civile e della prevenzione. E’ amaro considerare che a distanza di 30 anni nulla è migliorato.
E per quanto mi riguarda, pur restando immenso il dolore per la perdita degli affetti più cari, posso assicurarvi che il dopo-terremoto mi ha creato continue amarezze .
Ad iniziare dalle bare che non si trovavano e dal mercato nero che, ricordo,  si svolgeva sotto gli occhi di chi invece era preposto ad intervenire. La difficoltà a trovare un saldatore per evitare che le salme venissero messe in una fossa comune.
O il constatare come in un paesino, dove la solidarietà è stata sempre alla base della convivenza, si scatenino istinti di sopravvivenza tali da portare all’indifferenza: mentre alcuni si preoccupavano dei loro morti c’erano altri che si preoccupavano di recuperare le loro damigiane di vino.
Come posso dimenticare le luci fatue che nella notte si aggiravano sulle macerie: sciacalli, magari forestieri, alla ricerca di qualcosa da portare via.
Subito dopo aver sistemato i propri cari, la preoccupazione di ognuno fu quella di recuperare alla meglio le proprie cose, la propria intimità. Una frenesia che non risparmiò nessuno fra quelli che avevano avuto la propria casa distrutte e le proprie cose, anche le più intime, alla mercè di tutti.
Si raccoglieva di tutto e si cercava di assicurarlo in qualche luogo sicuro. Chi scrive accumulò tutto nella casa del nonno, salvo poi dover disfarsi comunque di tutto dopo qualche anno.
Impressionante la solidarietà degli italiani che, specialmente dopo l’appello del Presidente Pertini, inviarono un’enorme quantità di aiuti.. a volte oggetti inutili o che magari venivano lasciati alle prime persone incontrate per strada: fui tra i primi a pensare di raccogliere molti viveri in centro a Temete.
Come dimenticare i primi accampamenti, le prime roulotte. L’unica roulotte che quella gente aveva visto sino ad allora era la mia, quando scendevo per le mie vacanze.
Nei mesi immediatamente successivi le difficoltà furono enormi e l’inverno particolarmente freddo.
Con la primavera la vita avrebbe dovuto riprendere ... ma la popolazione, stordita ancora dalla tragedia, faceva fatica. Un via vai di volontari provenienti da ogni parte d’Italia, da tutta Europa.
Tradizioni e comportamenti che scomparvero e mutarono in pochissimo tempo. Una piccola comunità che sino allora aveva vissuto con i valori di un piccolo paese si dovette confrontare con gente che arrivava sul posto non sempre a fin di bene !!!
I ritmi di una piccola comunità che sino allora aveva basato la propria economia nella coltivazione dei campi, saltarono.
Invece di riprendere la propria attività nei campi la mattina la gente  era, ahimè, costretta a rimanere sino alle 10 in paese per aspettare la distribuzione del pane.
Dopo i container di lamiere per i più fortunati incominciavano ad arrivare le “case di Zamberletti” come a l’Aquila, lo scorso anno, sono arrivate le “case di Berlusconi” .. la storia si ripete.
Casette prefabbricate in legno prodotte dalla Rubner di Trento ..... Bellissime e costosissime, dicono !!
Normalmente due camere un bagno ed una piccola sala con angolo cottura che erano state costruite in fretta e furia vicino al Convento, alle pendici della montagna, nella zona più fredda!
Con la ricostruzione, la disgregazione del paese si accentuò.
Gli insediamenti urbani furono diversamente distribuiti: i più a S.Lucia....
I vecchi punti di riferimento erano spariti.
Disorientamento totale: ciononostante, ricorrendo all’uso dell’auto, il sanmennese comunque si spostava per ritrovarsi con gli amici “Sotto la Chiesa” o “Sopra al Ponte” richiamati anche dal vecchio Bar che era resistito al terremoto.
Tutti hanno riavuto la propria casa, qualcuno anche qualcosa di più.
I prefabbricati in legno della Rubner di Trento sono restati.  Una saggia decisione dell’Amministrazione ha permesso di trarre profitto da questi caratteristici villaggi, affittando i prefabbricati a chiunque desideri trascorrere qualche tranquillo fine settimana in montagna.
Casette di villeggiatura appunto. Inadatte a chi normalmente durante la giornata avrebbe dovuto recarsi a coltivare la terra.
Impressioni e sensazioni vissute spesso da lontano, intanto che godevo, devo ammetterlo, delle comodità di Verona dove sono rientrato, richiamato dalla nascita della figlia avvenuta un mese dopo il  terremoto.
Fui tentato a ritornare e perché no esercitare la mia professione di Geologo che,  ricordo,  quando frequentavo l’Università mi risultava difficile spiegare in paese.
Mi sembrava di andare a speculare sulla tragedia dei miei genitori...
Per quanto mi riguarda ora come allora penso che fu un errore affidare alle Amministrazioni locali, sino ad allora abituate a gestire dei piccoli bilanci, la gestione del dopoterremoto ed in modo particolare la ricostruzione.
Un sano principio di democrazia difficilmente gestibile in queste occasioni.
Nei giorni immediatamente successivi ad una radio che mi chiese un’intervista proposi di riunire in un unico insediamento più a valle dei tre paesini distrutti: Laviano-Castelnuovo e Santomenna
Se questi tre paesini fossero stati accorpati in un unico Municipio le cose sarebbero diverse e gli amministratori sarebbero stati costretti a pensare e ad agire più in grande. Invece a 30 anni di distanza l’emigrazione è ripresa e più di prima.
Il terremoto poteva essere un’occasione di sviluppo così come lo è stato per i friulani...

E per concludere, una considerazione amara...
A trent’anni di distanza ho capito perché a Santomenna, per certi aspetti una generazione è saltata. Prima perché coloro i quali erano in età di matrimonio durante il terremoto pochissimi si sono sposati e soprattutto perché scorrendo ora l’elenco delle vittime ho notato tanti bambini ...
Il terremoto è anche questo!!!
Andrea Salandra
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Buogiorno Professore,
sono Tonino, in seguito ho cercato di esprimere quanto mi porto dentro da quel 23 novembre 80, a testimonianza per le giovani generazioni, per i miei figli e per i sorrisi ricevuti da chi è perito in quel tragico evento, ad una ferita sempre aperta si aggiunge il rammarico di non poterci essere.
Saluti Tonino.

 " 
Tonino. 
 
Io c'ero, in quella tragica sera dove nell'arco di pochi istanti fu spazzata via dalla furia della natura la vita di 64 persone, negli stessi istanti la stessa furia spazzò via tutto ciò che  fino a quel momento era servito a sostentare onestamente e decorosamente le vite di tutti noi. Un eterno arco di tempo, durato 94 secondi, spazzò via tutto cio che fino a qualche istante prima sembrava eterno. Ricordo ogni lamento e ogni gesto di quella sera, cosi come ricordo ogni gesto dei giorni che seguirono. Spesso, in questi trent'anni mi sono lasciato accompagnare dal ricordo delle parole e dal ricordo del sorriso di ognuno  delle 64 vittime. Non li dimenticherò in questa vita e spero di poter riabbracciare ognuno di loro nell'altra. " 


martedì 26 ottobre 2010

PERCHE' QUESTA INIZIATIVA, COME ADERIRVI...I COMMENTI

23-11-80/23-11/2010: A TRENT’ANNI DAL TERREMOTO PER NON DIMENTICARE E PERCHÉ, SOPRATTUTTO I GIOVANI,  SAPPIANO DI QUESTA TRAGEDIA CHE HA COLPITO SANTOMENNA IL 23 NOVEMBRE DEL 1980.       (continua a leggere clicca su "più informazioni"
Sì, l’intento principale di questa proposta è quella di riuscire a
coinvolgere in questo ricordo tutti i sanmennesi sparsi nel mondo ma soprattutto di rivolgersi ai giovani, affinché anche loro  conoscano questo momento triste che la Comunità ha vissuto 30 anni addietro.
Anche per questo ho  scelto di utilizzare le nuove tecnologie ed i linguaggi multimediali tanto vicini agli interessi dei giovani e facilmente accessibile per gli amici di Santomenna sparsi nel mondo.
Per i giovani sarà una triste riflessione, per chi come me ha vissuto quel momento, non sarà certamente un bel ricordo quando le immagini mi riporteranno a quei momenti brutti vissuti dalla comunità di Santomenna in una fredda, quasi invernale, serata del novembre ’80, intanto che l’intera comunità “irpina”, felice, alle 19 e 20 di una domenica autunnale seguiva in televisione il resoconto della partita Avellino-Juventus... altri tempi !!!
Su questo Blog vorremmo ricordare, senza retorica, le 64 vittime con le loro foto, un loro breve ricordo/profilo da parte dei parenti e amici  più cari.
Appena su questo blog verrà pubblicata la foto, i parenti e gli amici più cari possono lasciare una breve testimonianza a ricordo del/dei loro defunti.
La testimonianza, massimo quattro righe, deve riferirsi possibilmente al periodo immediatamente precedente al terremoto.
Debbono essere ovviamente firmate e riportare l’indicazione del grado di parentela/motivi dell’amicizia
La testimonianza può essere lasciata direttamente su queste pagine a commento della foto, ripeto, subito dopo che la foto sarà stata pubblicata.
La pubblicazione della foto deve essere fatta necessariamente dal sottoscritto.
Pertanto i parenti delle vittime sono pregati di inviare la/le foto allo scrivente, allegandola ad una mail indirizzata ad  11sala09@gmail.com.
Qualora non disponeste del formato digitale potete inviare il formato cartaceo via posta ordinaria ad Andrea Salandra Via Villa Cozza, 54  -37131 Verona.
Qualche impiegato volenteroso del Comune di Santomenna potrebbe eventualmente esservi di aiuto in questa fase.
Oltre a quelle delle vittime  potremmo anche pubblicare una raccolta di foto significative sui giorni immediatamente successivi al terremoto. Potremmo a pubblicarle in un’apposita sezione.
Chiunque disponga di foto di situazioni, documenti interessanti me li faccia avere seguendo le indicazioni già date sopra.
Il tutto, oltre che su questo Blog,  verrà pubblicato, mediante rimandi,  sulle pagine di Facebook che gia parlano di Santomenna: mi riferisco a quelle già esistenti come il gruppo “Santomenna”  e a “Noi che siamo partiti da Santomenna”.
L’Amministrazione Comunale di Santomenna , a cui si chiede di sostenere  l’iniziativa, si dovrebbe impegnare per il prossimo 23 novembre a trovare un luogo pubblico in cui potranno  essere presentate a tutti le testimonianze e le foto raccolte attraverso questo Blog.
Nel frattempo il Sindaco Venutolo, molto sensibile a quest’iniziativa, dovrebbe individuare sul posto, cioè a Santomenna, un responsabile della raccolta dei documenti capace di interfacciarsi con il sottoscritto.
In quanto Amministratore responsabile delle pagine lo scrivente si  riserva di moderare la pubblicazione del materiale, in modo particolare le note ed i commenti qualora questi dovessero risultare poco consone all’evento.
Grazie a tutti quanti vorranno collaborare
Andrea Salandra
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Il nostro Blog ha attirato l’attenzione anche degli amici di Caposele
Salve signor Salandra,
la disturbo per chiederle la disponibilità a darci una mano per quanto riguarda un progetto a cui stiamo lavorando da ormai un mese. Mi spiego meglio; io e un gruppo di amici stiamo, attraverso il blog http://www.selacapo.net/, organizzando una mostra video-testo-fotografica per il prossimo 23 novembre a Palazzo Venezia a Napoli, in occasione del trentennale del terremoto irpino e lucano. Crediamo sia fondamentale togliere un pò di polvere alla memoria e dare a noi giovani (chi organizza la mostra non era nato nell'80) la possibilità di sapere cos'è successo in quei tragici momenti.
Girando nel web ho visto che lei ha creato un blog, complimenti davvero, per cercare di raccogliere documenti a riguardo e siccome è originario di Santomenna le volevamo chiedere se può darci delle foto da utilizzare per la mostra. In più di un mese di lavoro abbiamo trovato molto ma reperire foto dei tanti paesi coinvolti è difficile quindi pensavamo che lei potesse darci una mano a riguardo.
Speriamo di poter contare sul suo aiuto e in attesa di una sua risposta le invio cordiali saluti.

Pasquale Restaino
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Carissimo Pasquale,
ancor prima che tu mi scrivessi avevo visitato il vostro Blog ... tanto è vero che vi ho "rubato" anche una foto (Fate presto)... molto significativa. Penso che ci accomuna la voglia di arrivare ai frequentatori dei Social Network .. quindi ai giovanissimi affinchè possano, anche loro, rendersi conto della grande tragedia che ha colpito Caposele, Santomenna e tutti gli altri paesi del c.d. "cratere".
Per quanto riguarda il mio Blog ... in crescita si spera ( molti contatti dall'estero.. in questo senso ho raggiunto uno degli obiettivi)
è pubblico quindi puoi utilizzarlo come vuoi. E' possibile che il 22/23 novembre, grazie alla sensibilità dell'Amm.Comunale di Santomenna e del suo Sindaco Gerardo Venutolo, il contenuto del mio Blog verrà proiettato al pubblico. Io vivo a Verona ma per quei giorni sarò nel mio paese .. magari possiamo incontrarci.
Non mancare di leggere la sezione "Riflessioni a distanza di 30 anni" che spero si arricchirà di altre testimonianze, soprattutto dei volontari. Ricambio i saluti Andrea Salandra
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Stimato Andrea;sono lieto di leggere l'invito al'anniversario del terremoto del 23 novembre,grazie ma noi l'abbiamo nel nostro cuore tutti i giorni ricordanto sempre i nostri cari che furono vittime di quel brutto e disastroso momento.Saluti a tutti a i Samennesi maggiormente alle famigle che anno perduti i lori cari,incluso la nostra famiglia Venutolo. Siamo lontani ma siamo sempre vicino. Felice Venutolo e famiglia.
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Ciao..... 29 settembre 2010 09:36 Andrea Salandra mod. blog ha detto... Felice Feel X Foselli 30 settembre alle ore 21.56 Segnala Bellissima questa iniziativa! Purtroppe in quel giorno del terremoto a Santomenna ero piccolissimo. Avevo appena un'anno... Ma giusto é mantenere questo ricordo sempre presente. Sopratutto di gran importanza verso i giovani di oggi che di quel giorno solo la storia probabilmente ne conoscono. Un generoso grazie al sig. Salandra ed un calorosissimo saluto dalla Svizzera. Foselli Felice 14 ottobre 2010 12:27

IMMAGINI E COMMENTI PERVENUTI DAI VOLONTARI

A tutti i volontari che, numerosi,  sono venuti a Santomenna... un GRAZIE particolare a nome dell'Amministrazione Comunale e di tutti i cittadini di Santomenna ...
siete stati AMMIREVOLI... specialmente i giovani
Sotto alcune foto inviate da un volontario Svizzero...
Qualcuno forse si riconoscerà a distanza di 30 anni .. proviamoci !!!
-Scorri sino in fondo per leggere tutte le testimonianze pervenute-
Tra queste anche quelle degli  Scout di Lamezia Terme -
"clicca sull'immagine se vuoi vederle più grande" .......   
e solo ultimamente anche una bella testimonianza del dr. Salvatore Ulisse di Palma di Salerno. Medico-cardiologo e scrittore per amore ... conosciuto casualmente a Verona dove ha presentato un suo interessante libro "Vittima di mafia"... l'articolo è stato pubblicato anche sulla rivista "Il Vescovado"   Sarebbe bello se riuscissimo ad aiutarlo a trovare "Pasquale"

Santomenna, come dimenticare?

Scritto da (Redazione), martedì 7 febbraio 2012 09.13.11
Ultimo aggiornamento mercoledì 8 febbraio 2012 08.11.12
di Salvatore Ulisse Di Palma - Caro Direttore,
come posso dimenticare quei giorni a Santomenna nell'anno 1980, l' anno di quel terremoto che inginocchiò l'Irpinia, la Campania centrale e parte della Basilicata centro settentrionale.
Ricordo che mi ero da qualche mese diplomato al liceo scientifico di Amalfi, iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli ed avevo superato il corso di primo pronto soccorso a Salerno diventando volontario dei Pionieri della Croce Rossa. Partimmo da Ravello in molti, tristi perché sapevano che quella non sarebbe stata una gita di piacere anzi...
Quando arrivammo in quel paese dove la dott.ssa Teresa Mansi era segretario comunale trovammo un paese distrutto, sommerso dalle macerie. E' vero, dice bene il prof. Salvatore Sorrentino, sindaco dell'epoca di Ravello, in tanti contribuirono a donare cibo e vestiario per quella gente che aveva perso tutto . Partimmo da Ravello di notte e, una volta arrivati a Santomenna ci prodigammo non poco a dispensare viveri e vestiti.
Ricordo di aver mangiato anch'io tanta carne Simmental, per fame, quella fame commista a tanto dolore da crearti un vuoto costante nello stomaco. E, poi, con pala alla mano, mascherine al volto per il puzzo di cadavere che proveniva dalle macerie, scavammo, scavammo con tutta la nostra forza mentre i corpi dilaniati non avevano più sembianze umane. Ricordo di aver trasportato a spalle tante bare, nelle quali ponevamo i resti di quella gente che mai avrebbe pensato di morire così tragicamente.
Un ragazzo mi si avvicinò e guardandomi, mentre io ero tutto impolverato con in mano una pala mi disse: "Tu non sei di Santomenna, io ho perso mio padre e mia madre, una casa, i miei ricordi più belli. Io ti ringrazio per quello che stai facendo per noi" e mi abbracciò stringendomi a sé fra le lacrime e la disperazione più profonda.
Quel ragazzo si chiamava Pasquale ed era forse un mio coetaneo e, negli anni, non l'ho mai dimenticato, come quei ricordi, quelle immagini che, come fotogrammi, ritornano spesso alla mia mente.
Tornai a Ravello fiero di aver fatto ciò che un uomo deve fare, saper portare la croce aiutando chi nella sofferenza vive e chiede aiuto.
Dottressa Mansi Teresa ti ringrazio per aver fatto in modo che un giovane, tanti giovani di Ravello potessero portare aiuto, speranza, sostegno, un sorriso a chi aveva perso tutto.
Auguri, di cuore, per il nuovo incarico nella città di Crotone che va a costellare i già tanti traguardi professionali raggiunti e, sono certo che una ravellese DOC saprà distinguersi sempre e ovunque.

 

CARBUTTI MARIA GRAZIA

CARBUTTI MARIA GRAZIA

SABATINO ANNA MARIA e CARBUTTI MARIA GRAZIA


SABATINO ANNA MARIA e la figlia CARBUTTI MARIA GRAZIA

IPPOLITO CATERINA

IPPOLITO CATERINA ved. Venutolo


In ricordo di nonna Caterina Ippolito

In un attimo sei andata via lasciando nello sconforto quanti ti amavano.
Il dolore mai sopito continua a pervadere quanti preservano il tuo ricordo che non si è ancora affievolito.
E’ consuetudine confortarsi con le parole “il tempo rimargina ogni ferita”, tra cui anche quelle che si aprono in conseguenza della scomparsa di un proprio congiunto, ma questo non è certamente il caso di quanto accaduto in occasione di quel tragico 23 Novembre 1980.
Il tuo insegnamento, la tua amorevole dolcezza e disponibilità, resteranno come un marchio indelebile nella nostra mente e nei nostri cuori.

Novembre 2010
tuo nipote Gerardo Venutolo

ALCUNI RITAGLI DI GIORNALI DELL'EPOCA

ALCUNI RITAGLI DI GIORNALI DELL'EPOCA



Tra questi anche la nostra Chiesa !!

Parla di Castelnuovo ... ma la foto riguarda la nostra Chiesa
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               I volontari si mobilitano e gli aiuti non mancano !!!



 La corsa alla casa e ...non solo !!
 Allora come oggi ... sciacalli in azione...
Non mancarono le denunce



 Ora come allora ... poco è cambiato !!!