martedì 26 ottobre 2010

IMMAGINI E COMMENTI PERVENUTI DAI VOLONTARI

A tutti i volontari che, numerosi,  sono venuti a Santomenna... un GRAZIE particolare a nome dell'Amministrazione Comunale e di tutti i cittadini di Santomenna ...
siete stati AMMIREVOLI... specialmente i giovani
Sotto alcune foto inviate da un volontario Svizzero...
Qualcuno forse si riconoscerà a distanza di 30 anni .. proviamoci !!!
-Scorri sino in fondo per leggere tutte le testimonianze pervenute-
Tra queste anche quelle degli  Scout di Lamezia Terme -
"clicca sull'immagine se vuoi vederle più grande" .......   
e solo ultimamente anche una bella testimonianza del dr. Salvatore Ulisse di Palma di Salerno. Medico-cardiologo e scrittore per amore ... conosciuto casualmente a Verona dove ha presentato un suo interessante libro "Vittima di mafia"... l'articolo è stato pubblicato anche sulla rivista "Il Vescovado"   Sarebbe bello se riuscissimo ad aiutarlo a trovare "Pasquale"

Santomenna, come dimenticare?

Scritto da (Redazione), martedì 7 febbraio 2012 09.13.11
Ultimo aggiornamento mercoledì 8 febbraio 2012 08.11.12
di Salvatore Ulisse Di Palma - Caro Direttore,
come posso dimenticare quei giorni a Santomenna nell'anno 1980, l' anno di quel terremoto che inginocchiò l'Irpinia, la Campania centrale e parte della Basilicata centro settentrionale.
Ricordo che mi ero da qualche mese diplomato al liceo scientifico di Amalfi, iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli ed avevo superato il corso di primo pronto soccorso a Salerno diventando volontario dei Pionieri della Croce Rossa. Partimmo da Ravello in molti, tristi perché sapevano che quella non sarebbe stata una gita di piacere anzi...
Quando arrivammo in quel paese dove la dott.ssa Teresa Mansi era segretario comunale trovammo un paese distrutto, sommerso dalle macerie. E' vero, dice bene il prof. Salvatore Sorrentino, sindaco dell'epoca di Ravello, in tanti contribuirono a donare cibo e vestiario per quella gente che aveva perso tutto . Partimmo da Ravello di notte e, una volta arrivati a Santomenna ci prodigammo non poco a dispensare viveri e vestiti.
Ricordo di aver mangiato anch'io tanta carne Simmental, per fame, quella fame commista a tanto dolore da crearti un vuoto costante nello stomaco. E, poi, con pala alla mano, mascherine al volto per il puzzo di cadavere che proveniva dalle macerie, scavammo, scavammo con tutta la nostra forza mentre i corpi dilaniati non avevano più sembianze umane. Ricordo di aver trasportato a spalle tante bare, nelle quali ponevamo i resti di quella gente che mai avrebbe pensato di morire così tragicamente.
Un ragazzo mi si avvicinò e guardandomi, mentre io ero tutto impolverato con in mano una pala mi disse: "Tu non sei di Santomenna, io ho perso mio padre e mia madre, una casa, i miei ricordi più belli. Io ti ringrazio per quello che stai facendo per noi" e mi abbracciò stringendomi a sé fra le lacrime e la disperazione più profonda.
Quel ragazzo si chiamava Pasquale ed era forse un mio coetaneo e, negli anni, non l'ho mai dimenticato, come quei ricordi, quelle immagini che, come fotogrammi, ritornano spesso alla mia mente.
Tornai a Ravello fiero di aver fatto ciò che un uomo deve fare, saper portare la croce aiutando chi nella sofferenza vive e chiede aiuto.
Dottressa Mansi Teresa ti ringrazio per aver fatto in modo che un giovane, tanti giovani di Ravello potessero portare aiuto, speranza, sostegno, un sorriso a chi aveva perso tutto.
Auguri, di cuore, per il nuovo incarico nella città di Crotone che va a costellare i già tanti traguardi professionali raggiunti e, sono certo che una ravellese DOC saprà distinguersi sempre e ovunque.

 
























Ecco ciò che scrivono tre ex giovani medici
Caro Sindaco,
mi faccio vivo solo adesso dopo tanti anni,trenta,  una vita.
 Il giorno dopo il terremoto, appassionato da sempre di emergenza medica, io giovane medico chiedo a Messina ai miei cari amici Nino Lembo, oggi medico all'ospedale Piemonte  e a Furio Pronestì  medico a Melicucco RC di venire con me. Caricammo sulla mia moto una mini sala operatoria  e partii con Furio che con grande slancio non si curò degli esami e degli impegni anche familiari, che aveva e  venne subito con me. Lì incontrai un medico del Niguarda mi pare che c'era anche una infermiera comunque andai a prendere Nino  e insieme scavammo curammo,davamo assistenza alle persone sole e ce ne erano,  ricordo un vecchietto che non voleva lasciare la casa e tentammo di convincerlo a casa sua di sera e mentre gli parlavamo venne una forte scossa.
Furio mi faceva da assistente. Nino prese la mia moto, una Ducati 750 targata PA, e si mise al servizio del sindaco  andando su e giù per le contrade e i paesi. Mi farebbe piacere se di questi dati  vi è rimasta memoria. Ci inclusero in una lista, che  io vidi ,eravamo al ventesimo  ventunesimo etc posto  tra gli autorizzati a percorrere le strade e Nino aveva fatto scrivere pure la moto  con la targa che ora non ricordo ma cominciava con PA. Ricordo che si uni a noi  un caro ragazzo di Siracusa  dalla grande  sensibilità  si occupò delle persone con me all'inizio, poi si occupò degli animali cosa che io non immaginavo fosse importante. Quello degli animali invece fù un serio problema  le mucche gridavano nelle stalle senza acqua i cavalli scappavano i cani giravano anche tra le casse poste avanti al cimitero.
 Si    demmo un poco di sollievo a quelle persone con tanta forza e tanta energia quanta ne avevamo allora giovani con tanta voglia di fare.
Vi abbraccio con tanta forza
Roberto corrao  anestesista  337 890 337    
Furio Pronestì   pneumologo  339 46 22 490 
Nino Lembo clinico medico 338 650 32 07

Grazie a voi da parte di tutta la nostra Comunità
Andrea Salandra
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Carissimo Andrea,  sono Carlo da Verona. Quando ci siamo incontrati qui a Verona, in occasione di una manifestazione, mi sono venuti alla mente i momenti del nostro incontro, trenta anni fa, lungo quella strada fra le macerie e la distruzione.
 Noi eravamo venuti con camper, auto ecc. cercando di portare aiuto, ma la gravità del disastro ha da subito evidenziato la nostra impotenza; non solo di cose materiali avevate bisogno, ma della solidarietà di tutti.
 Ricordo il tuo sorriso, la tua semplicità nell'accogliere il nostro sostegno. Momenti importanti carichi di umanità.
Siete stati bravi. Un saluto a tutti.
Sopra  la testimonianza di Carlo Castglioni, da sempre impegnato nel volontariato veronese ....
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Ciao Salandra,
  In  occasione  della  ricorrenza  del disastroso terremoto e facendo   riferimento  all'attività  radioamatoriale  promossa  a  ricordo del   terribile  avvenimento  mi  permetto inviare una foto fattami in una   sala  della  Provincia  di  Trento  con le mie apparecchiature radio   mentre  per  un  paio  di  settimane tenevo i contatti radio con i   VVFF di Trento al comando dell'ing. Salvati a San Mango sul Calore.
  Nella  foto  sono assieme a Valentina moglie di un nostro operatore   radio trentino.
Un grazie particolare ai radioamatori ... il loro aiuto è stato grande.
Andrea Salandra a nome degli amici di Santomenna
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La toccante testimonianza di un militare ... fra i primi soccorritori

Incredibile vicenda accaduta trenta anni fa a Santomenna (SA).
Domenica, 23 novembre 1980, avevo diciannove anni ed ero in libera uscita, poiché militare di leva: mi trovavo al banco di una pizzeria di Eboli, quando, alle ore 19:35, si avvertì una terrificante scossa sismica.
Riuscii a guadagnare l’uscio che guardava nel vicolo, dove, nel correre, non so come mi trovai a terra, mi rialzai e riuscii a raggiungere una piazzetta, tra una pioggia di tegole, mattoni e crolli di palazzi!
…Tornai immediatamente nella caserma di Persano, e cercai di telefonare a casa per sapere dei miei, ma senza successo!
…Il Colonnello, in breve tempo, convoca l’adunata straordinaria nel piazzale, ove ci comunica che: “… La situazione è catastrofica, le aree colpite non sono ancora ben definite…”; quindi, su ogni veicolo disponibile in caserma, fa salire dei militari e li invia in missione per una destinazione a loro sconosciuta.
…Noi, in venticinque, sul di un camion, siamo i soli a raggiungere (alle ore 04:00 circa), Santomenna un piccolo paese di montagna, ai confini con la Lucania.
La strada che entrava nel centro urbano ad un tratto, spariva nel buio e sotto le macerie. Il sottotenente che ci accompagnava, dispose di aspettare le prime luci dell’alba, poiché sprovvisti di torce e altra attrezzatura necessaria, non avremmo potuto che farci male.
Quell’attesa fu un’angoscia: i lamenti che si udivano in lontananza, alimentarono, man mano, i pensieri negativi per le mancate notizie della mia famiglia.
“Finalmente”, ai primi chiarori dell’alba, in un’atmosfera deserta e surreale siamo entrati nel paesino, non vi era una casa o una strada, appariva tutto come un cumulo polveroso e continuamente tremante dove si scorgeva qualche corpo immobile affiorare dalle macerie!
Prestammo i primi soccorsi ad un'anziana signora che sentimmo lamentarsi, aiutandola ad uscire dai detriti.
Nel frattempo, un po’ più avanti, uno del gruppo ci chiama, sostenendo di percepire un mugolio venire da sotto le macerie: proprio lì al centro, dove prima c’era il vicolo.
La gran parte del gruppo, però, non percepiva niente, e lo scenario era davvero improbabile, poiché c’era una distesa alta e compatta di detriti che non lasciava sperare alcuna sopravvivenza; le pareti prospicienti erano tutte crollate sbriciolandosi, eccetto una che pendeva notevolmente proprio dove, iniziammo increduli a scavare.
Non avevamo un riferimento preciso, si asportava un po’ tentoni, supplicando continuamente una conferma alla vocina che man mano s’iniziava a percepire.
Le scosse d’assestamento, che ogni decina di minuti accadevano, ci mandavano continuamente nel panico: ballava tutto e la parete in mattoni di tufo, che aveva superato abbondantemente l’inclinazione di caduta, stranamente era ancora in piedi.
Ad un tratto è arrivato anche il sindaco che con evidente disperazione ci ha sostenuti ed incitati nello scavo: buona parte del gruppo iniziale era concentrata lì in quello che stava diventando, un’interminabile “cratere” profondo due metri e largo quattro o cinque.
La voce diventò sempre più percepibile, ed era quella di un bambino che ci stava guidando, da almeno tre ore di scavo dritto al suo orecchio, che finalmente anche se un po’ insanguinato, abbiamo scoperto.
Gli liberammo delicatamente il volto impolverato, iniziò a vederci, ma il lavoro era tutto altro che finito, bisognava portare fuori ancora del grosso materiale in pietra che gli copriva parte del corpo.
Nel frattempo cercammo di tranquillizzare quel bambino di circa nove anni, ma con insuccesso, poiché ad ogni scossa, lo lasciavamo da solo nel cratere: saltavamo fuori per evitare d’essere sepolti, provocandogli in questo modo delle crisi di pianto.
Nella tarda mattinata, togliamo degli ultimi pesanti pezzi di un portale di pietra dalle sue gambe, e finalmente, lo portiamo in salvo.

I venticinque Artiglieri di Persano, furono gli unici soccorritori in divisa (nei primi giorni), essi rimasero lì per quattro giorni, prima di ricevere il “cambio”:
“Santomenna, il paese che indelebilmente ricorderanno per tutta la vita”.
                                                                                      Sebastiano Materazzo
                                                                                     sebastiano.materazzo@tin.it
Grazie Sesbastiano, a te e a tutti gli altri amici intervenuti con te
Andrea Salandra
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Salve
sono Pasquale Quirino e vi scrivo dall'isola di Procida in provincia di Napoli.
Nel novembre del 1980 facevo parte di un circolo culturale. Appena si apprese la notizia della grave tragedia, cercammo di metterci a disposizione per far qualcosa.
Cercammo di coinvolgere più persone possibili radunandoci in una ex chiesa al centro dell'isola. Rimediammo circa una quarantina di ragazzi e divisi in due gruppi organizzammo la partenza. Così con tre auto per gruppo e dopo aver contattato la Questura, il giorno 26 novembre,all'alba, partì il primo gruppo. Così iniziava questa indimenticabile avventura.
Giungemmo verso le 12,00 a Santomenno.Lo scenario era apocalittico, dove la forza era tanta ma la disorganizzazione faceva da padrona.Cercammo di fare tutto quanto potevamo: montammo tende militari, liberammo strade, ecc. Dormimmo nelle auto per poi l'indomani pomeriggio ripartire per Procida mentre il secondo gruppo era già in viaggio per darci il cambio. Il tutto durò una decina di giorni, poi gli impegni di lavoro e di famiglia ci impedirono di continuare. Seguimmo per televisione la ricostruzione e ci promettemmo di ritornare al più presto, ma non fu così....
Spesso nel rivederci si commenta quella bella/brutta avventura e ognuno di noi, con gli occhi lucidi, spera che in parte il tempo abbia pianificato il dolore di quei gorni.
Allego due foto scattate al volo, un piccolo contributo sperando che possa aiutarvi oggi a fare la "differenza".
Nel salutarvi mi auguro che dopo tutti questi anni si possa parlare di Santomenna come un comune da visitare per le sue bellezze naturali e non per il passato tellurico.
Cordiali saluti ...
Pasquale Quirino 16/11/2010

Queste le foto inviate da Pasquale

Grazie anche a te Pasquale... ti aspettiamo a Santomenna

1 commento:

Emilio ha detto...

Buongiorno ,
sto cercando testimonianze di un sacerdote :
Nicola Palmisano detto anche Lino Palmisano.
E' un salesiano , venne da Foggia con una colonna di mezzi e volontari dalla comunità Sulla Strada di Emmaus.
I volontari ripartirono dopo 15 giorni ma lui rimase altri 10 mesi in una tenda .
Ci sono immagini , notizie e tetimonianze ?
Ringrazie di cuore per l' aiuto Emilio Roggero